Galebeaufort’s Weblog


Cautela
November 21, 2007, 8:17 pm
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L’inesplicabile valore che abbiamo accreditato al denaro…
Questo valore sembra, nella maggioranza dei casi, superare altri tradizionali ed eterni valori quali famiglia, amicizia, umanità, se non, nel peggiore ma ben esteso dei casi, la vita stessa.
Nella paura di rischiare, perdere dei soldi siamo ridotti all’immobilità.
Se è vero che da una parte tale paura è scaturita dalla nostra consapevolezza di quanto sia difficile guadagnare il denaro necessario a sopravvivere, è altrettanto vero che dall’altra, l’importanza che gli attribuiamo è portata all’estremo.
Quest’importanza attribuita ci porta ad una cautela che altrimenti non avvremmo. La paura di non poter ottemperare ai nostri “bisogni” ci porta a seguire alla lettera un sistema implementato ed evoluto nei milleni. L’essere umano si è fregato da solo!
Ed ancora i risultati di questa cautela sono sbalorditivi.
Se nella preistoria, l’uomo, come tutti gli altri animali, apprezzava la sua necessità di cibo e rispondeva ad essa andando a caccia… Se nell’evoluzione della specie e nell’arco della storia l’uomo a continuato ad ottemperare alle sue necessità in ogni modo atto… Come siamo arrivati a credere che oggi l’unico modo atto sia scendere a compromessi con
nessuno, con un sistema ormai stagnante, e sacrificarsi nella maggioranza dei casi a svolgere quotidianamente un lavoro che non ci gratifica e non ci appaga, a vivere in uno spazio che non ci appartiene e in cui non ci sentiamo a casa e a decidere, seguendo il criterio del denaro, se avremo o no dei figli, o se ne avremo, quanti ne avremo, quale
numero di figli ci possiamo permettere, quale numero è sopportabile dalla quantità di denaro che riusciamo a guadagnare…?
Ed ancor più sbalorditivo: se un tempo l’obiettivo nella vita era l’ottemperanza ai bisogni primordiali, in un secondo tempo il raggiungimento attraverso il travaglio e l’ingegnio di sogni sempre realizzabili, con l’evoluzione e la consapevolezza che con essa l’ottemperanza ed il raggiungimento divenivano crescientemente ardui, l’essere umano si è portato a credere e quindi ad apprezzare, che il viaggio fosse più importante della destinazione, come per dire che il travaglio fosse più importante del raggiungimento.
Io, sono cresciuta con quest’ultima idea. E a dire il vero nella mia crescita non solo mi sembrava aver senso, ma ancor più mi appariva romantica e saggia nel contempo.
Ora, sono travolta dalla resa della specie. Ora, nel XXIesimo secolo, l’essere umano si è portato a credere che ancor più del viaggio o del travaglio ha importanza il sogno. Si è immobillizato. Quasi come arreso all’idea che l’ottemperanza ed il raggiungimento siano impossibili o comunque improbabili e quindi frustrato dall’interminabile viaggio e travaglio che sembrano portare da nessuna parte, si autoconvince che il sogno stesso sia la cosa più importante, totalmente a prescindere da se o no intraprendera il viaggio e se o no il viaggio lo porterà a destinazione.
Ed infine, e ancor una volta, ancor più sbalorditivo, l’abitudine a quest’idea ha fatto del suo sogno il suo padrone. Se qualcuno, chiunque, venisse a proporgli l’ottemperanza, la destinazione ed il raggiungimento, come realtà tangibili e probabili, se non certe, lui,
rifiuterebbe. Direbbe di no, e manterrebbe la sua fedeltà al fantomatico compromesso, svegliandosi ogni mattina per andare a svolgere quel lavoro che non lo gratifica e non lo appaga (1/3 della sua vita), vivendo in quello spazio che non gli appartiene e in
cui non si sente a casa (per tutta la sua vita), per poi, stremato, tornare a stare con chi ama e con i suoi figli contati per meno di un quarto della sua vita. Perchè lo fa? Per paura di perdere anche l’unica cosa che gli è rimasta: il sogno.